jueves, 26 de febrero de 2026

Ultimi giorni per visitare “Sua Santità l’infanzia” di Charo Marin a Roma

Da non perdere la mostra con entrata libera Sua Santità l’infanzia” di Charo Marin a Palazzo Valentini, Roma: un viaggio tra arte, colori e creatività.




Cecilia Campanna in "Lentepubblica"

26 febbraio 2026

    C’è tempo solo fino a domani 27 febbraio per visitare a Roma la mostra “Sua Santità l’infanzia”dell’artista spagnola Charo Marìn, curata da Mayura Malenotti. L’allestimento ha come cornice una delle meravigliose sale di Palazzo Valentini, la sede della Provincia di Roma nel cuore della capitale. Un’esposizione che, sin dal titolo, si propone come un omaggio all’infanzia intesa non soltanto come fase della vita, ma come dimensione creativa e spirituale da preservare.

    In un momento storico in cui si discute molto di educazione, crescita e benessere dei più giovani, la mostra offre una riflessione visiva intensa e accessibile, capace di coinvolgere adulti e bambini con un linguaggio diretto, fatto di colori, simboli e suggestioni narrative.

Arte e infanzia: il dialogo con le scuole

    Nel corso delle settimane di apertura, l’esposizione è stata affiancata da laboratori dedicati alle scuole dell’infanzia ed elementari, pensati per avvicinare i più piccoli all’arte attraverso l’esperienza diretta. Le attività hanno coinvolto classi in visita guidata, momenti di osservazione delle opere e spazi di espressione creativa, in cui i bambini hanno potuto reinterpretare colori e forme con il proprio immaginario.

    L’iniziativa ha confermato quanto il contatto con l’arte possa rappresentare un importante strumento educativo. La pratica artistica stimola infatti la capacità di osservazione, l’elaborazione emotiva e la creatività, contribuendo a una formazione equilibrata che valorizza sensibilità e pensiero critico. Attività molto importante in questo tempo in cui la salute mentale dei più piccoli è in pericolo. In particolare nella fascia d’età più precoce, il linguaggio visivo aiuta a sviluppare competenze relazionali e immaginative difficilmente attivabili con altri strumenti.

    In questo senso, la mostra si è trasformata anche in uno spazio di incontro tra generazioni: i bambini hanno osservato le opere con uno sguardo immediato e spontaneo, mentre gli adulti sono stati invitati a recuperare quella stessa libertà interpretativa.

    Lo stile di Charo: un espressionismo narrativo

    Il lavoro di Charo Marin si colloca in un registro artistico dichiaratamente espressionista, ma con una forte componente narrativa e qualche elemento surrealista. Ogni tela racconta una storia affidata al dialogo tra colore e simbolo, più che alla rappresentazione figurativa tradizionale.

    I colori sono protagonisti e sembrano muoversi sulla superficie con una forza autonoma, lasciando emergere scene e suggestioni che si rivelano progressivamente allo sguardo. Non esiste un solo livello di lettura: accanto alle figure principali, un osservatore attento può scoprire elementi nascosti negli angoli o sullo sfondo, piccoli dettagli e personaggi che ampliano il racconto.

    Tra le tele più significative spicca quella con l’aquila, realizzata come omaggio alla città di Roma e al suo immaginario simbolico. Un’opera che sintetizza bene l’approccio dell’artista: una figura riconoscibile che si inserisce in un contesto cromatico ricco di stratificazioni e rimandi.

Tele libere, senza cornici

    Un elemento distintivo dell’allestimento è la scelta di non incorniciare le tele. Le opere sono sostenute da strutture essenziali, quasi invisibili, per lasciare che parlino da sole.

    La decisione non è soltanto estetica: rappresenta una precisa dichiarazione di intenti. Senza cornice, l’immagine non è contenuta né delimitata, ma si offre allo spazio con tutta la sua forza espressiva. Il colore può espandersi, la narrazione resta aperta e lo spettatore è invitato a entrare nel quadro senza barriere.

    Questa soluzione espositiva sottolinea l’idea di libertà che attraversa l’intero progetto: libertà del racconto, dell’immaginazione, della creatività. Un principio che richiama direttamente il tema dell’infanzia, intesa come spazio di possibilità e di scoperta.

Un’ultima occasione per visitarla

    L’esposizione, ospitata nelle sale di Palazzo Valentini, è stata concepita come un percorso breve ma intenso, capace di lasciare una traccia emotiva. L’ingresso libero e la collocazione centrale ne hanno fatto in queste settimane una meta accessibile per cittadini, famiglie e scuole.

    Con la chiusura prevista per domani, resta l’ultima opportunità per visitarla e lasciarsi coinvolgere da un racconto visivo che parla di crescita, memoria e immaginazione.

    In un tempo spesso segnato da ritmi veloci e distratti, fermarsi davanti a queste tele significa concedersi uno sguardo diverso: quello dell’infanzia, con la sua capacità di trasformare il colore in storia e l’arte in esperienza condivisa.

Pintura de Charo Marín


HILARIO BRAVO. Inauguración de su exposición “Planos del tiempo” en el Palacio de Abrantes-Cervantes, por Hernando de Orellana y Pizarro

Hilario Bravo, artista visual
Hernando Orellana y Pizarro inaugura la exposición de Hilario Bravo
Hernando Orellana y Consuelo Soriano ante la obra de Hilario Bravo "Extremadura senda"


L.M.A.

Fotos: Patricia Larrea

26/2/26.- Trujillo de Cáceres.- Hernando de Orellana y Pizarro, presidente de la Fundación Obra Pía de los Pizarro inauguró la exposición de arte “Planos del tiempo” , del artista visual cacereño Hilario Bravo. En el acto, en el palacio de Abrantes-Cervantes de la Fundación Obra Pía de los Pizarro, estuvo acompañado por la concejala de Cultura de Trujillo, Consuelo Soriano y la vicepresidenta de la Asociación Madrileña de Críticos de Arte, Julia Sáez-Angulo. Todos ellos tomaron la palabra para elogiar la obra del artista y la labor de la Fundación.

    La muestra permanecerá abierta hasta el 5 de abril de 2026. 

En la inauguración estuvieron también, la concejala de Asuntos sociales Blanca Henche, Antonio de la Cuerda, Beatriz Rubio y diversos artistas visuales como Socorro Murillo, Patricia Larrea. Jomi García, Socorro MOrac…

    Hernando de Orellana Pizarro ha señalado que “Hilario Bravo es un creador con una amplia y sólida trayectoria artística, lo que le ha permitido consolidarse como un referente del arte extremeño con proyección tanto en el ámbito nacional como internacional. Su obra se caracteriza por una constante investigación formal y conceptual, así como por una mirada personal que dialoga con la memoria, el tiempo y el territorio. Adentrarse en el universo creativo de Hilario Bravo supone profundizar en un entramado de referencias culturales e históricas que son recontextualizadas desde posicionamientos teóricos diversos y abordadas a través de propuestas de marcada impronta personal”.

El comisario de la muestra Javier Remedios, comisario de la exposición, dice en el catálogo: “Desde sus orígenes más remotos, la práctica artística ha estado ligada a la necesidad humana de abrir un umbral entre la experiencia y su representación. Antes de la historia escrita, las paredes de las cavernas funcionaron como superficies de proyección simbólica: paisajes imaginados, huellas de lo vivido, imágenes que dotaban de luz y movimiento a las sombras. 

    Aquellas primeras manifestaciones constituyeron un arte experiencial y colectivo, donde la imagen operaba como memoria visual antes que como objeto estético. En la obra de Hilario Bravo (Cáceres, 1955), esta dimensión originaria del arte reaparece como un gesto esencial. No se representa la cosa, sino su huella; no el objeto, sino la proyección luminosa que deja al atravesar el tiempo. Sus imágenes, sintéticas y contenidas, evocan una forma de conocimiento indirecto: como si vivir fuera, en efecto, mirar sombras. El trazo ralentizado, la mancha como lenguaje y la materia pictórica como resto insisten en una concepción del arte como depósito de memoria y experiencia. Lo representado no es lo visible, sino su intensidad, su miedo, su aliento. Una aproximación temprana a lo conceptual desde lo matérico”. 

Hernando Orellana, Julia Sáez-Angulo, Adolfo Asmat, Socorro MOrac, Patricia Larrea e Hilario Bravo.

 Beatriz Rubio y Patricia Larrea ante el cuadro "bandera" de Extremadura

Antonio de la Cuerda y Adolfo Asmat
Hilario Bravo y la pintora Lourdes Murillo y su esposo.


VI CONCURSO DE ARTE URBANO. Graffiti en directo, en El Romeral (Toledo)


miércoles, 25 de febrero de 2026

FUMIAKI MIURA y PINCHAS ZUKERMAN, violinistas de éxito con la Sinfonía Varsovia

Pinchas Zukerman, violinista y directorPinchas Zukerman y Fumiaki Miura

Julia Sáez-Angulo

    Fotos: Adriana Zapisek

    26/2/26.- Madrid.- Los violinistas Fumiaki Miura y Pinchas Zukerman han actuado con éxito junto a la orquesta Varsovia en el Auditorio Nacional de Música, interpretando a Bach, Kilar y Mozart, bajo la dirección del propio Zukerman.

“El diálogo entre los dos solistas es el corazón del discurso musical”,  dice J. Vives, divulgador musical. “Bach, contrapunto por naturaleza, no concibe los violines como rivales, sino como voces hermanas, que se entrelazan, se imitan y se complementan”.

El concierto ha contado con la colaboración del Ministerio de Cultura y Herencia Nacional de la República de Polonia. El Instituto Adam Mickiewicz, la Fundación Nacional Polaca y el Instituto Polaco de Cultura.

La Sinfonía Varsovia ha querido incorporar en el programa “Orawa”, poema sinfónico compuesto en 1986, por el compositor polaco Vojciech Kilar. Escrita para orquesta de cuerdas, la obra destaca por su energía rítmica y folklórica, evocando la música de la serranía de Orawa, en la frontera entre Polonia y Eslovaquia.

Antonín Dvorak y su sinfonía Num. 8 en sol mayor. Op 88 (1889), completó al final, el programa del concierto.

 


P. JOSÉ MARÍA MORA. Pastoral de Sanidad en el Caldeiro. Celebración de san Cesáreo, hermano de san Gregorio Nacianceno

Padre José María Mora Yáñez
Padre Mora y padre Goñi

Julia Sáez-Angulo

Fotos: J. S. A.


25/2/26.- Madrid.- El padre José María Mora Yáñez, franciscano amigoniano de Torrent (Valencia), ha visitado la parroquia de N. S. del Dolor, Fundación Caldeiro, para conocer la Pastoral de Sanidad que se lleva a cabo en ella.

Una veintena de “Damas de la Misa de 10”, han tenido un encuentro con el Padre Mora y el padre Goñi, para intercambiar las experiencias acertadas y generosas que se llevan a cabo con los enfermos de la comunidad parroquial: desde llevarles la sagrada Comunión, los viernes, hasta visitarlos o atenderlos en sus posibilidades, con libros, visitas, etc.

La institución Jesús Caminante, coordinada por Cesi Díaz Gómez, se encarga de atender a los más necesitados y vulnerables, llevándoles pañales, toallas, sábanas, medicinas… y pollos asados. Ya llevan entregados 60 pollos en lo que va de año.

El P. Goñi subrayó que solo con personas de fe, que hacen oración y van a misa, cabe concebir una tarea tan intensa y entregada. Tras escuchar la labor llevada a cabo por estas ilustres Damas, solo me cabía pensar que ya quisieran las instituciones públicas acercarse a su tarea solidaria tan cercana y bien hecha.

Seguidamente, Cesárea -Cesi- Díaz Gómez invitó a celebrar su santo con un desayuno de café y espléndidas magdalenas de Polán, su pueblo toledano, porque las Damas del Caldeiro celebran todo el santoral cristiano a lo largo del año. Es lo que tiene ir a misa diaria.

San Cesáreo de Nacianzo (c. 331-368) fue un destacado médico y político del siglo IV, reconocido como santo por las Iglesias católica y ortodoxa, cuya festividad es el 25 de febrero. Fue hermano menor de San Gregorio Nacianceno, uno de los Padres Capadocios

San Cesáreo Nacianzo nació en Capadocia (actual Turquía) en una familia cristiana, siendo hijo de San Gregorio el Viejo. Fue un médico brillante y ocupó altos cargos políticos en la corte bizantina. Aunque vivió en un entorno cortesano y se bautizó poco antes de morir, mantuvo su fe frente a las presiones del emperador Juliano el Apóstata. Tras sobrevivir a un terremoto en Nicea, renunció a sus bienes y se dedicó a la caridad. San Gregorio Nacianceno pronunció una famosa oración fúnebre por él. 

    Existen otros santos llamados Cesáreo, como Cesáreo de Terracina (diácono y mártir) o Cesáreo de Arlés.

Cesárea -Cesi- , en su onomástica
Celebraciçon de san Cesáreo

martes, 24 de febrero de 2026

"Europa entre dos frentes". Dos mesas redondas para analizar los desafíos de Europa





24/2/26.- Madrid.- "Europa entre dos frentes" ha sido el tema de las dos mesas redondas de periodistas y expertos para analizar los desafíos de Europa, en el Espacio Maldonado, evento organizado por la Embajada de Polonia, el Instituto Polaco de Cultura, la Fundación Carlos Amberes y la Universidad de Comillas
    El periodista Miguel Ángel Aguilar, presidente de la citada Fundación abrió el acto, que coincide con el cuarto aniversario de la invasión de Ucrania por la Rusia del presidente Putin.
    Se habló de la resistencia ucraniana que viene a ser la resistencia europea y de Occidente. De la necesidad de mayor ayuda para la defensa y seguridad de todos. De la conveniencia del paraguas nuclear de los Estados Unidos a través de la OTAN, de la protección del tratado atlántico, como máxima disuasoria frente a Rusia. De reconocer valores comunes e intereses convergentes en una mayor integración europea. De la conveniencia de un mayor patriotismo europeo, frente al euroescepticismo.
    "La razón no puede prosperar sin la esperanza, y , la esperanza no puede manifestarse sin la razón", recordó Miguel Ángel Aguilar al final del acto.






MARÍA ANTONIA GARCÍA DE LEÓN, autora del libro “Acariciar un poema (Bajo el delirio tecnológico)”

María Antonia García de León, escritora


L.M.A.

24/2/26.- Madrid.- “Acariciar un poema (Bajo el delirio tecnológico)” es el libro reciente de la poeta María Antonia García de León, publicado por la editorial Pigmalión. Casi una veintena de poemas, un amplio prólogo de Marino Berigüete, titulado “La palabra que respira” u un epílogo de José Luis Anta.

    "Cuál es el trabajo del poeta y otras cuestiones cruciales del campo lírico se abordan en esta obra de María Antonia García de León. Inteligencia, experiencia, sensibilidad, don verbal, todo eso debe tener el poeta y, sobre todo, el súbito don de la contemplación, más una penetración que sobrecoja igual que una emoción. Con estas herramientas, la autora analiza el delirio tecnológico que enloquece la poesía hoy, avasallada por una especie de barbarie. 
    La literatura y sus obras cabalgan sobre caballos desbocados, sometidas a la sociedad de consumo y al mercado como criterio
    En un magnífico prólogo, el poeta Marino Berigüete escribe: «Acariciar un poema es un tratado contra la facilidad, contra el verso que “suena” pero no sostiene, contra la imagen que brilla sin iluminar». En un epílogo de altura, el antropólogo José Luis Anta dice: «Este libro pide a la palabra tres cosas a la vez, que sea consuelo, sea método y sea crítica. Es una triple exigencia difícil. Es un trabajo constante sobre el lenguaje. No para purificarlo de manera abstracta, sino para que no se vuelva un ruido más».
María Antonia García de León es profesora de Sociología (UCM), escritora y poeta. Desde la Sociología, ha escrito numerosos ensayos sobre Género y Poder, específicamente sobre las mujeres élites profesionales. Algunos títulos: Élites discriminadas, Rebeldes ilustradas, Las académicas, Herederas y heridas, Cabeza moderna/Corazón patriarcal.
    Ha publicado más de veinte libros de poemas, entre ellos, El yo conquistado (2016), Desde mi torre de adobe en La Habana (2016), Casa de fieras (2017), No hay señal (2017), Mal de altura (2019), Soy tú. Poesía reunida 2010-2020 (2020), Amar América (2020), Mira la vida (Premio Internacional de Literatura «Rubén Darío» 2022), Poeta en llamas (2023) o Escucha mi voz (edición cuatrilingüe, 2025).
    Ha participado en numerosas antologías y ha obtenido diversos premios. Sus poemas han sido traducidos al inglés. Es miembro de la directiva del Pen Club Español. Dirige el Club de Escritoras de la Casa de Castilla La Mancha en Madrid. Es consejera de número del Instituto de Estudios Manchegos. Mantiene dos columnas de prensa y es colaboradora regular en prestigiosas revistas.